martedì 21 ottobre 2014 | 04:09

Mobilità politica

'Ndrangheta, minacce ed estorioni
dieci persone fermate nel Vibonese

Le dieci persone raggiunte da un provvedimento di fermo sono presunti affiliati alla cosca Soriano di Filandari

Dieci persone sono state sottoposte a fermo di indiziato di delitto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Vibo Valentia, con il supporto di quelli della Compagnia Speciale e del Nucleo Cinofili del Gruppo Operativo Calabria. Le persone raggiunte dal provvedimento emesso dalla Dda di Catanzaro, sono presunti esponenti del clan mafioso dei Soriano di Filandari (Vv) e sono accusati di associazione di tipo mafioso, estorsione, danneggiamento, minaccia, incendio, detenzione e porto abusivo di armi e di esplosivi, aggravati dalle modalità mafiose, commessi ai danni di numerosi imprenditori ed anche di alcuni giornalisti, in un arco temporale compreso tra il 2007 e la data odierna. Pesanti intimidazioni compiute tra gli altri ad Angela Napoli di Fli e ancora più pesanti a quattro carabinieri che prestavano servizio nella zona di Filandari; ad uno fu bruciata la vettura, ad altri due spararono colpi di pistola contro l’abitazione e l’automobile e ad un altro fui recapitata una lettera a casa. L'operazione conclude un’indagine avviata nel 2010 dalla Compagnia di Vibo Valentia, che ha permesso di disarticolare la suddetta associazione di tipo mafioso. Gli indiziati, secondo l’accusa, facevano parte della cosca Soriano, commettendo estorsioni, danneggiamenti, al fine di acquisire il controllo, anche indiretto, o la gestione, di attività economiche, in particolare di attività imprenditoriali nel campo dell’edilizia e del movimento terra e simili. La cosca imponeva, inoltre, prestazioni e forniture in regime di monopolio, specie nel campo dell’edilizia e del movimento terra. Il gruppo avrebbe avuto disponibilità di armi ed esplosivi. LE PERSONE SOTTOPOSTE A FERMO Leone Soriano, 45 anni; Carmelo Soriano di 49; Carmelo Giuseppe Soriano di 20; Francesco Parrotta, di 28; Giuseppe Soriano, di 20; Antonio Carà di 18; Grazie D’Ambrosio di 41; Graziella Silipigni di 40; Gaetano Soriano di 47; Fabio Buttafuoco, di 22. Soriano e Gaetano Leone, sono indicati come organizzatori; Buttafuoco, Carà, Parrotta sarebbero esecutori. Gli altri sarebbero stati esecutori esoggetti di raccordo tra i dirigenti e gli esecutori. IL RUOLO DELLE DONNE Tra le persone fermate dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione «Ragno» figurano due donne: Graziella Silipigni, moglie di Roberto Soriano, scomparso per lupara bianca, e Graziella D’Ambrosio, moglie di Gaetano Soriano. Secondo gli inquirenti, quando i mariti erano in carcere o erano assenti per altre ragioni, erano loro a sostituirli e a fare le loro veci. A sottolineaere questo aspetto sono stati, durante una conferenza stampa, il procuratore Giuseppe Lombardo ed il sostituto Vincenzo Borrelli. Gli indiziati – altro elemento emerso dall’ordinanza - estorcevano merci di ogni genere alle vittime, naturalmente senza pagare per poi rivenderla a basso costo. Tra l’altro, in vista delle festività, elementi della cosca avrebbero preteso cestini natalizi da regalar ai loro referenti.